Per riuscire a comprendere gli effettivi cambiamenti che alcune aziende dovranno apportare al loro stile di lavoro per conformarsi ai livelli di qualità richiesti del loro prodotto, è importante capire dove e come avverranno tali modifiche , trattando le normative da applicare per raggiungere la qualità richiesta.La norma è un documento di riferimento volontario,ma riconosciuto e credibile almeno nel contesto nazionale in cui è stato redatto e nei paesi in cui vi è il mutuo riconoscimento.La scelta di una norma di riferimento di larga diffusione ed applicazione nazionale ed internazionale, è indubbiamente da preferirsi , perchè il committente della costruzione , sia essa saldata e non , la riconoscerà come adeguato iter procedurale. E’ importante sapere che a seconda di come e dove sono state recepite prendono le desinenze UNI,EN,ISO:
- Norme Uni: norme recepite nel territorio Italiano;
- Norme EN: norme recepite nel territorio Europeo;
- Norme ISO:norme recepite nel territorio Internazionale;
Le norme vengono redatte da apposite commissioni tecniche composte da tanti esperti del settore che si riuniscono ciclicamente per emettere norme nuove ed aggiorare quelle esistenti.Ogni gruppo di norme pertanto viene studiato ed emesso da esperti specifici del settore, che spesso sono tecnici delle maggiori aziende produttrici o esperti di enti qualificati.
In alcuni casi dove la criticità dei componenti è ritenuta “seria” le norme possono assumere il nome di “Norme di Prodotto” , le quali non sono più un riferimento volontario ma OBBLIGATORIO imposto da un apposito DECRETO MINISTERIALE.un esempio è il d.m. 97/23/CE chiamata comunemnte PED (Pressure Equipment Directive) che determina gli obiettivi o “requisiti essenziali” ai quali devono conformarsi, durante le fasi di progettazoe, fabbricazione e controllo, le attrezzature a pressione.Un’altra norma di prodotto è relativa al DM del 14 gennaio 2008 che sancisce l’obbligatorietà delle azinde, che fabbricano in un determinato contesto, ad essere definite Centro di Trasformazione.Si definisce Centro di trasformazione un impianto esterno alla fabbrica e/o al cantiere, fisso o mobile che riceve dal produttore di acciaio elementi base (barre o rotoli, reti, lamiere o profilati….) e confeziona elemen strutturali direttamente impiegabili in cantiere, pronti per la messa in opera o per successive lavorazioni.Il Centro di trasformazione può ricevere e lavorare solo prodotti qualificati all’origine, accompagnati dalla documentazione prevista. In pratica tutte le forniture di acciaio devono essere accompagnate dalla copia dell’attestato di qualificazione del Servizio Tecnico Centrale ( organismo abilitato al rilascio dell’attestato di qualificazione per gli acciai) e il Direttore dei lavori (scelto dal costruttore) prima della messa in opera dei prodotti consegnati, è tenuto a verificare l’idoneità di consegna, e di rifiutare le eventuali forniture non conformi, ferme restando le responsabilità del produttore.Pertanto i materiali e prodotti per uso strutturale devono essere:
- IDENTIFICATI univocamente a cura del produttore,secondo le procedure applicabili;
- QUALIFICATI sotto la responsabilità del produttore,secondo le procedure applicabili;
- ACCETTATI dal direttore dei lavori mediante acquisizione e verifica della documentazione di qualificazione,nonchè mediante eventuali prove sperimentali di accettazione.
Il sistema di gestione della qualità del prodotto, che sovrintende al processo di trasformazione, deve essere predisposto in coerenza con la norma UNI EN ISO 9001:2000 e certificato da parte di un organismo terzo indipendente, di adeguata competenza ed organizzazione. Inoltre i centri di trasformazione sono identificati come “luogo di lavorazione” e, come tali , sono tenuti ad effettuare una serie di controlli atti a garantire la permanenza delle caratteristiche,sia meccaniche che geometriche, del materiale originario.In merito a tela discorso nell’ambito del processo produttivo deve essere posta particolare attenzione al processo di saldatura, in quanto essendo un “PROCESSO SPECIALE” necessita di controlli prima, durante e dopo la conclusione di essa, per non causare l’alterazione delle caratteristiche meccaniche originarie del prodotto , e quindi per realizzare un componente che rispetti i requisiti di qualità richiesti.
Per quanto concerne la saldatura si fa riferimento alla UNI EN ISO 3834:2006 , la quale si divide in 4 parti:
- Parte 1: ” Requisiti di qualità per la saldatura: guida per la scelta e l’impiego”;
- Parte 2: “Requisiti di qualità estesi”;
- Parte 3: “Requisiti di qualità normali”;
- Parte 4:”Requisiti di qualità elementari”;
Le aziende di trasformazione dovranno certificarsi UNI EN ISO 3834 parte 2,3 o 4 da un ente terzo scelto , in assenza di prescrizioni , dal costruttore secondo criteri di indipendenza e di competenza.Nella 3834 Parte 4 esiste la possibilità dell’autocertificazione , ovvero il costruttore puo’ dichiarare di essere in regime di qualità senza eseguire la certificazione con un ente terzo, a diffeenza delle parti 2 e 3.E’ ovvio che quando si decide di acquisire tale certificazione il prodotto che uscirà dall’azienda avrà delle caratteristiche qualitative differenti da un’azienda non certificata , indi per cui i prezzi del prodotto in uscita dovranno essere commisurati al livello qualitativo acquisito.Ovviamente, tale prezzo , crescerà in base alla certificazione acquisita (un prodotto con requisiti di qualità estesi sarà meno economico di un prodotto con requisiti di qualità elementari).Dentro tale certificazine di qualità navigano tutte le normative di riferimento alle attività aziendali che hanno come scopo principale la saldatura, tra le molte ricordiamo le principali:
- UNI EN 287-1 Ed.2007:”Prove di qualificazione dei saldatori-Saldatura per fusione-Parte 1:Acciai”;
- UNI EN ISO 9606-2 Ed.2006:”Prove di qualificazione dei saldatori-Saldatura per fusione-Parte2:Alluminio e leghe di alluminio”;
- UNI EN ISO15614-1 Ed.2005:”Specificazione e qualificazione delle procedure di saldatura per materiali metallici”;
- UNI EN 970 Ed.1997:”Controllo non distruttivo di saldature per fusione.Esame visivo”;
- UNI EN ISO 5817 Ed.2006:”Saldatura – Livelli di qualità delle imperfezioni”;
- UNI EN 22553 Ed.1997:”Giunti saldati brasati.Rappresentazione simbolica delle saldature sui disegni”.
Cerchiamo esaminarle e in dettaglio:
la UNI EN 287-1 e la UNI EN ISO 9606-2 descrivono come devono effettuate le prove di qualificha del saldatore , fissando delle variabili essenziali delle qualifiche , i campi di validità , le prove meccaniche da effettuarsi sui talloni d’esame e come devono essere redatti i certificati di qualifica.Le variabili essenziali sono:
- Procedimento di saldatura;
- Tipo di prodotto (lamiera e tubo);
- Tipo di giunto (testa a testa e d’angolo);
- Gruppo di metallo base;
- Metallo d’apporto di saldatura;
- Dimensioni ( spessore metallo base e diametro esterno tubo);
- Posizione di saldatura;
- Particolari di saldatura( sostegno,saldatura da un solo lato, saldatura e strati multipli…)
Per ogni tipologia di variabile la norma descrive dei campi di validità ben precisi, dove , al di fuori di essi , è necessario effettuare un’ulteriore qualifica.Tale prova attesta solamente le capacità operative del saldatore preso in esame, che una volta diomostrate idonee attraverso l’effettuazione di prove meccaniche sul tallone d’esame, puo’ ricevere il certificato di qualifica del saldatore, chiamato comunemente “Patentino di saldatura” , il quale ha una validità di 2 anni.
La UNI EN ISO 15614-1, a differenza della 287, qualifica tutto il processo di saldatura e non solo le abilità operative del saldatore.Le variabili essenziali della qualifica di processo sono le medesime della 287 citate prima.La norma cita le prove meccaniche da effettuarsi sul tallone da esaminare e l’entità di esse.Dato che tale certificazione copre tutto il processo di saldatura,vanno qualificati anche il materiale d’apporto , il gas di protezione ( se utilizzato anche il gas ausiliario per la copertura a rovescio) utilizzati durante l’effettuazione delle prove di qualifica ( i quali, ovviamente , sono i medesimi utilizzati in produzione) , attraverso la presentazione dei certificati di ognuno. Tale certificato di qualifica non ha scadenza , ed è una chiara prova di qualità aziendale.
La UNI EN 22553 è di certo un valido supporto hai disegnatori tecnici, ma ad oggi tale norma è trascurata contro l’interesse del nostro cliente, in quanto se applicata, essa ne definisce la linea di confine tra la responsabilità del progettista e del costruttore.Tale normativa INDICA INEQUIVOCABILMENTE il sistema di rappresentazione delle saldature sui disegni tecnici emessi in produzione con un simbolo intuitivo:

La linea di freccia segna la posizione in cui deve essere effettuata la saldatura, con la linea orizzontale si indica la zona dove sono segnate le informazioni sul dimensionamento del cordone di saldatura, la preparazione dei lembi e quindi la tipologia di giunto. Nell’ultima parte chiamata “coda” vengono riportate ulteriori informazioni per l’esecuzione del giunto, ad esempio: la WPS, la classe del materiale di apporto, la percentuale dei CND ( Controlli Non Distruttivi) nonchè il campo di invalidità delle imperfezioni secondo l’UNI EN ISO 5817 la quale classifica le imperfezioni secondo 3 classi di accettabilità dalla meno severa allam più severa:
- Classe D
- Classe C
- Classe B
I controlli verranno eseguiti secondo le specifiche del committente,o secondo le norme di prodotto ( ad esempio i centri di trasformazione hanno l’obbligo dell’esame visivo al 100%), il quale dovrà specificare la classe e i controlli non distruttivi da effettuare sulla giunzione indicata.Uno dei controlli che è sempre richiesto è senza dubbio l’esame visivo secondo la norma UNI EN 970 la quale spiega le modalità operative del controllo dell’illuminamento necessario per effettuare un controllo adeguato, alla compilazione del rapporto di certificazione .Tale controllo è necessario per individuare eventuali difetti superficiali e per verificare che il dimensionamento del corsone di saldatura sia corretto.
Qui di seguito vediamo un estratto della 5817.

Fatto questo resoconto su alcune delle normative che guidano il panorama qualitativo delle aziende, si può di certo affermare che dato il momento zoppicante dell’economia mondiale l’unico sistema per “sopravvivere” è di certo quello di spingere le aziende a rimodellare il loro sistema lavorativo,investendo sul loro podotto,in modo da renderlo qualitativamente competitivo sul mercato. Pelotti Piero e Di Carpegna Varini Giulio




